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Friday, January 12, 2007

Il credito al consumo: una piaga sociale o un aiuto alle famiglie?

Ripreso da altro mio blog, di carattere politico: Club Tiberino

Una volta tanto voglio trattare un tema leggero, lontano dalla tragicità delle guerre. Alla fine trarrò la morale della favola, che non è favola ma un piccolo fatto assolutamente veritiero. Evito di fare nomi e cognomi perché non voglio colpire le persone, ma fustigare pratiche commerciali scorrette. La storia rientra nel capitolo della tutela del consumatori. Esistono associazioni apposite volte allo scopo, ma è poca cosa di fronte ad una scorrettezza diffusa nel sistema commerciale italiano, dove il povero consumatore italiano paga le stesse cose e gli stessi servizi più cari che in altri paesi europei. Il fatto è abbastanza noto e se ne parla spesso. Bersani con il suo famoso decreto e le sue “liberalizzazioni” ha inteso incidere nel settore.

Il fatto dunque. Avevo un vecchio televisore Grundig acquistato circa venti anni fa. Ho deciso di sostituirlo per raggiunti limiti di età e funzionamento. La mia scelta già da diversi mesi si era orientato su un televisore Samsung da 26 pollici, cioè cinque pollici in più rispetto al mio vecchio glorioso Grundig. Questa settimana, di rientro dalla Calabria, dove ho portato il vecchio Grundig, mi decido per l’acquisto programmato. Con mio stupore trovo che ad un prezzo inferiore era appena uscito un Samsung da 27 pollici ad un costo per giunta inferiore. Il vecchio modello veniva offerto in un grosso negozio di viale Marconi ad un prezzo scontato ma pur sempre superiore al nuovo modello da 27 pollici, che aveva le stesse caratteristiche tecniche del 26” ma con un pollice in più. Dapprima indeciso tra i due modelli chiedo lumi al giovane commesso, addetto al reparto televisori. Mi diceva che il 26 pollici era più robusto e sarebbe durato di più nel tempo. La risoluzione, il suono e simili le stesse, ma la robustezza era maggiore. Io sono portato a credere che chi vende un prodotto abbia almeno una certa conoscenza di ciò che vende. Sbagliato. Intanto il primo problema era la corrispondenza in centimetri di un pollice. Per il giovane commesso era di un centimetro e mezzo. Io sapevo 2,54 cm, ma ho voluto dar credito al professionista della vendita. Ritorno a casa per guardare su una garzantina e leggo 2,54 cm. Ritorno dal commesso e gli riferisco il responso dell’Enciclopedia. Non ammette di essere incorso in un errore di ignoranza e in modo salomonico quasi fa intendere che sia sbagliata l’Enciclopedia o che esistano altre corrispondenze fra pollici e centimetri, per cui una volta è un centimetro e mezzo, altre due o tre o cinque. Se di ignoranza si tratta, ho verificato che è condivisa anche dal Capo, che non ha voluto rispondere a espressa eplicita domanda: a quanti centimetri corrisponde un pollice? Non sa rispondere e si sottrae alla domanda. Procedo all’acquisto, giudicando che il 26” era ormai un prodotto obsoleto che usciva di produzuione sostituito dal modello 27”. Avrei pagato i 15 euro chiesti perché il tutto mi venisse portato a casa. Considerato che non era previsto il montaggio e la messa in funzione dell’apparecchio, che dovevo aspettare un paio di giorni, che il peso dell’apparecchio era leggero, che dovevo appena girare l’angolo di Viale Marconi con via Blaserna, decido di portarmi io a casa l’apparecchio e di pagarmi con i 15 euro così risparmiati una cena sociale che avevo per la serata. E fin qui niente di eccezionale se non l’ignoranza del venditore che non sapeva o sapeva male la corrispondenza fra pollici e centimetri, oltre al suo tentativo di rifilarmi ad un prezzo maggiore un prodotto obsoleto.

Aiutandomi con il libretto di istruzioni risolvo vari problemi connessi al primo funzionamento dell’apparecchio. Torno più volte a chiedere lumi, ma i ragazzetti non ne sanno abbastanza e mi consigliano pure male. Compro da un negozio davanti una presa scart e risolvo il problema. Ritornando il giorno dopo trovo che anche il 27” pollici veniva ora offerto con lo sconto del 10 per cento. Come per scherzo chiedo al direttore commerciale se avvalendomi del diritto di recesso, diverso dalla garanzia, potessi restituire il prodotto, imballato, per poi ricomparlo subito dopo con il dieci per cento di sconto. Il direttore commerciale, dapprima nega questa teorica possibilità di restituire il prodotto avendo indietro i soldi spesi. Poi mi spiega che il dieci per cento di sconto è valido non per chi compra in contanti, ma per chi si avvale di un finziamento, cioè di credito al consumo. E qui vengo infine all’oggetto del mio discorso.

So per averlo sentito che in America è diffusissimo questo genere di credito. Anzi sarebbe collegato a questo fenomeno la recente caduta dei titoli di Wall Street. Intorno al fenomeno prospera una giungla di finanziarie e gli americani pare non si facciano scrupoli di comprare con soldi che non hanno cose alquanto futili come un televisore. Nella mia saggezza contadina non ho quasi mai voluto comprare alcunché a rate o a credito. Nè ho mai voluto contrarre mutui. Sapevo per esperienza che comprando in contanti avrei anche pagato di meno. Invece il grosso rivenditore di viale Marconi mi spiega che se voglio pagare il dieci per cento in meno mi devo avvalere dei servizi di una finanziaria, da me sempre evitate come la peste e gli usurai, forse con eccessivo pregiudizio. Manifesto il mio stupore e la mia protesta non è per qualche decina di euro, ma per una pratica commerciale che giudico assolutamente scorretta e lesiva per i consumatori. I miei sospetti vanno anche oltre, ma non li esterno se non con qualche brontolio generico ed incomprensibile.

Voglio cercare anche una controprova. Attraverso la strada e vado ad un negozio concorrente di fronte, meno grosso in esposizione di metri quadrati, ma a prima vista più serio. Lo stesso prodotto avrei potuto comprarlo in contanti a 675 euro anziché 699, ma soprattutto ottengo la risposta giusta. Sanno dirmi a quanti centimetri corrisponde un pollice e mi confermano che il modello a 26” è ormai obsoleto e fuori produzione. La mia stizza non è per la differenza di prezzo che avrei potuto risparmiare. So per esperienza che per spuntare il prezzo migliore devo confrontare le migliori offerte di almeno cinque o sei rivenditori. Questa volta non avevo voglia di girare ed avevo promesso in casa che avrei comprato in breve tempo un nuovo televisore. Il fatto increscioso è la pratica del credito al consumo, forse secondo un modello importato dall’America, ma a mio avviso pernicioso sul piano sociale. Un motivo di più per non essere incondizionati ed acritici ammiratori di tutto ciò che è americano.

Non so se il puntiglio mi durerà ancora domani mattina, inducendomi a restituire il prodotto, a pretendere la restituzione di 699 euro, quindi a riacquistare lo stesso prodotto a 675 euro nel negozio di fronte. Già altre volte, ad esempio per l’acquisto di una piccola Canon, ho notato una consistente differenza di prezzo e saggiamente ho acquistato altrove. Di certo, anche se dovessero offrire i loro prodotti ad un prezzo più basso (non c'è questo rischio!) non comprerò neppure una pila in un negozio, la cui pratica e perizia commerciale giudico scorretta a dir poco. Si parla in modo non infondato di una povertà diffusa seguita all’introduzione dell’euro. Pensando alla “finanziaria”, grazie ai cui artifici il negoziante offre il 10 per cento a meno lo stesso prodotto se pagato a rate anziché in contanti, temo le prevedibili degenerazioni del sistema ed il rischio sociale. Se non avessi avuto il contante per una spesa futile come un nuovo televisore, sarei andato avanti per altri venti anni con il mio vecchio Grundig. Adesso scopro che mi conviene indebitarmi. In realtà credo che un “sano” commercio avrebbe potuto ben vendermi in contanti al venti per cento in meno un prodotto che ha deciso di vendere solo a credito scontato al dieci per cento se comprato tramite una finanziaria. Questa è un’economia drogata sulla quale mi auguro che Bersani sappia rivolgere la sua attenzione.

Invio questo post alle varie Associazioni di consumatori con riserva di fornire più precise indicazioni e di fare ulteriore inchiesta… Ho appena terminato di parlare con il legale della grande catena di negozi di elettronica, da cui ho comprato il mio Samsung da 27". Gli ho spiegato in premessa che mia intenzione non è di fare una pubblicità negativa alla rete di vendita. Mi basterà individualmente non comprare più nulla nella rete in questione, tanto più che ho potuto verificare in altre occasioni come i prezzi non siano affatto i migliori del mercato. Mi sono fatto portatore di un interesse generale e chiedevo conferma di un fatto per me patologico e socialmente dannoso. Ho quindi ricevuto autorevole conferma del fatto che uno stesso identico prodotto nello stesso identico giorno sullo stesso identico scaffale viene a costare il 10 per cento in meno se acquistato a credito anziché in contanti. In pratica, chi acquista in contanti è penalizzato rispetto a chi acquista a credito. Le fiinanziarie (mi è stato fatto il nome della Findomestik) sono notoriamente delle istituzioni di beneficenza che hanno a cuore il benessere delle famiglie italiane e pertanto concedono i loro servizi perché gli italiani possano acquistare gli elettrodomestici di cui hanno bisogno nelle loro case. Resterebbe da approfondire come le finanziarie possano guadagnarci malgrado i loro servizi di beneficenza. Ma questa è altra storia. Il sistema pare sia alquanto diffuso. Non me ne ero accorto per il fatto di non servirmi abitualmente di finanziarie, di cui non voglio necessariamente pensar male. Scopro tuttavia di essere penalizzato in quanto consumatore che si concede il “lusso” di voler pagare in contanti e si ostina a non voler accedere al credito, se non in condizioni eccezionali non disponendo di propri contanti.

Friday, December 29, 2006

Origini dell’economia: prassi e teoria di una scienza umana

1. Wikipedia: Economia. Lo scambio ovvero il baratto è logicamente collocabile fra le prime manifestazioni dell’essere umano al pari del linguaggio, del sentimento religioso, del senso di socialità, delle prime forme d’arte. È difficile stabilire cosa viene prima o dopo, ma pare verosimile immaginare uno stadio in cui l’uomo incomincia a distinguersi dal restante regno animale. In una fase avanzata queste umili origine sembreranno cosa di cui vergognarsi per cui la peggiore offesa che possa recarsi all’orgoglio umano è il ricordo e la parentela con il mondo degli animali. È probabile che sia stato il cristianesimo ad installare questa vergogna e questa forte cesura fra uomo e animale. Nelle religioni precristiane non esisteva una così netta ostilità verso gli animali e verso la natura. Comunque sia, per restare in un ambito di scienza economica sembra verosimile collocare lo scambio fra i fatti originari e distintivi della civiltà umana.